Le “farfalle della luce”

15 Mar 2026

Osservate da fuori, le fobie possono essere un fenomeno affascinante, che dimostra l’impatto sulla nostra vita delle emozioni condizionate, che vengono agite al di fuori della sfera di influenza delle capacità cognitive, della volontà e della consapevolezza. Molto meno affascinante per chi ne soffre, ovviamente! In ogni caso, il loro trattamento comporta quasi sempre il rievocare una storia dimenticata, ma ben fissata nella memoria corporea e nelle funzioni di sopravvivenza.

Vediamo qui un caso la cui genesi è stata particolarmente chiara e il trattamento lineare.

Alla ricerca del ricordo perduto
Alma è una persona adulta, che normalmente dimostra un grande equilibrio e una personalità duttile ma forte. Durante un seminario, chiedo ai partecipanti se qualcuno fosse interessato a lavorare su qualche fobia applicando il FastReset®, e lei si offre. La fobia che ci descrive prende il sopravvento in modo incontrastabile quando compare l’oggetto temuto, malgrado le sue indubitabili capacità cognitive e di autocontrollo: si agita, va letteralmente in panico e non ne sopporta la vista. Il suo problema sono le falene, le farfalle notturne che lei chiama “le farfalle della luce”, per il loro tipico comportamento di svolazzare di notte intorno alle fonti luminose.

Quali aspetti di queste farfalle Alma trova più allarmanti? Mi segnala due sensazioni per lei insostenibili: il rumore che fanno quando vanno a sbattere contro le lampade e il disegno delle loro ali, che spesso rappresenta degli occhi, o una specie di teschio. Il solo ricordo di queste caratteristiche la fa rabbrividire!

Da quando è comparsa, questa fobia? Ricorda vagamente un tempo, prima dei cinque anni, in cui non rileva allarmi particolari alla vista delle falene. Rammenta però anche che, proprio intorno a quell’età, una volta che di sera le falene sbattevano le ali contro il vetro di una finestra, spaventandola, il padre tirò giù le tapparelle, nel tentativo di attenuare la sua paura. Inoltre, la prendeva bonariamente in giro per questa sua fobia, e una volta catturò un insetto per mostrarglielo chiuso in un barattolo, ma senza vita (quindi innocuo). Ciò significa che la fobia ha preso piede a partire dai cinque anni circa.

Intorno a quell’età, Alma ricorda che, per un certo periodo, era andata ad abitare fuori città con la madre e il fratellino, mentre il padre si univa a loro solo nei weekend. Questa situazione sembrava avere un’influenza negativa in particolare sull’umore della madre, persona in genere molto stabile e amorevole, che sembrava risollevarsi solo quando il marito era di nuovo con loro, mentre l’atmosfera in casa, per il resto dei giorni, era stranamente triste e cupa.

Proprio come le falene

Mentre sta cercando di recuperare le impressioni di quel momento, Alma ha un sussulto: si è ricordata di un episodio molto scioccante, che aveva del tutto dimenticato. Una volta, non sappiamo bene per quale motivo, la madre la afferra improvvisamente per il collo e la sbatacchia con violenza, facendole provare addirittura il timore di venire strangolata. Gli occhi della madre le sembravano quelli di una persona non in sé. La memoria del corpo è ancora così viva che la voce le diventa roca e inizia a tossire.

Insieme ad Alma, che conosce molto bene il FastReset®, ricostruiamo all’istante, partendo da quella scena, le associazioni che hanno poi generato in lei la fobia delle falene: “Non ho via di scampo, come le povere falene; mia madre mi sbatacchia, come fanno loro sulle lampade; e i suoi occhi, come quelli disegnati sulle ali delle farfalle, sono vuoti, allucinati e cattivi, come quelli di una persona che ha perso totalmente il controllo; io sono in mano a lei, e so che potrebbe uccidermi!”.

Componiamo subito una frase di integrazione partendo dal momento iniziale dell’episodio, cioè quello in cui realizza cosa le sta accadendo: “Lo choc che provo perché mia madre non è in sé e mi strangola mi vuole proteggere dalla minaccia, dal pericolo, dall’inganno, dall’impotenza, dalla morte e da una esperienza improvvisa, soffocante, mortale, sconvolgente, irreale e folle”. Alla fine di questo primo “giro” di integrazione e dopo lo spostamento dell’attenzione chiedo ad Alma come si sente ora. Il corpo ha riportato a galla almeno una parte delle sensazioni di allora, compresa un’accelerazione cardiaca, oltre alla sensazione di costrizione alla gola.

Il tradimento più grande

Ora, ritornando all’evento su cui stiamo lavorando, emerge una nuova considerazione, anch’essa allarmante, e su questa costruiamo una seconda frase, che ha il valore di una generalizzazione: “Lo spavento e la sorpresa che provo perché proprio lei mi fa questo mi vogliono proteggere dalla trappola che mi toglie il respiro e da una situazione su cui non ho potere, spaventosa, paralizzante e imperdonabile”. Al termine dell’esercizio, Alma commenta che le sue sensazioni fisiche si sono in buona parte placate. Le è anche venuto in mente che, non essendo quello un luogo abituale, non c’era nessuno lì attorno, amici o parenti, da cui eventualmente rifugiarsi se la madre avesse realmente perduto il senno. Vuole ripetere l’esercizio, dopo il quale si sente rasserenata, e ripensando all’episodio lo vede molto lontano, ora.

Le propongo una frase di rilascio (“Dallo spavento e dalla sorpresa perché proprio lei mi fa questo lascio andare tutto quello che non mi serve, non mi interessa e non mi appartiene più”) e un nuovo spostamento dell’attenzione. Alla fine, Alma commenta di avere realizzato che il più grande tradimento della sua vita è arrivato dalla persona da cui meno se lo sarebbe aspettato, cioè la propria madre, ma avendo accettato e lasciato andare questo (ovviamente, ha alle spalle molto altro lavoro su di sé), ora vede tutto l’episodio come neutro e risolto.

A questo punto, le chiedo come potrebbero apparirle, ora, le falene: con un grande sorriso, mi dice che le sono del tutto indifferenti e che è certa che non le faranno più alcun effetto. Dentro di me, penso che il termine “farfalle della luce” fosse davvero molto appropriato perché, in fondo, grazie ad esse è stata portata luce in un angolo dimenticato, ma ancora ipersensibile, della struttura emotiva della nostra amica.

Maria Grazia Parisi

Maria Grazia Parisi

Medico psicoterapeuta, ideatrice del metodo FastReset.
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